Concerti
5 Gennaio 1988
MARCO SANNINI QUARTET
Marco Sannini (trumpet) Sergio Esposito (piano) Rino Zurzolo (bass) Salvatore Tranchini (bat)
23 Gennaio 1988
LALLA - APUZZO - ORSELLI TRIO
Sandro Lalla (bass) Antonio Apuzzo (sax, clarinet) Mauro Orselli (drum)
29 Gennaio 1988
GIANNI BASSO QUARTET
Gianni Basso (sax) Andrea Pozza (piano) Luciano Milanese (bass) Alessio Tofani (drum) Special guest: Andrea Ventriglia (sax)
13 Febbraio 1988
STEVE LACY TRIO
Steve Lacy (sax) Jean Jacques Avenel (bass) Oliver Johnson (drum)
5 Marzo1988
JIMMY OWENS QUARTET
Jimmy Owens (trumpet) Pietro Condorelli (guitar) Aldo Perris (bass) Giulio Capiozzo (drum)
8 Marzo1988
ANDREA VENTRIGLIA QUARTET
Ventriglia (sax) Valerio Silvestre (piano) Tony Ronga (bass) Nicola De Luca (drum)
19 Marzo1988
RAY BRYANT
Piano solo
27 Marzo1988
MIMMO CAFIERO QUINTET
Mimmo Cafiero (perc) David Studer (bass) Michel Audisso (sax) Riccardo Luppi (sax) Andrea Beneventano (piano)
9 Aprile 1988
FRANK JOSEPH
Piano solo
18 Aprile 1988
BRUCE FORMAN TRIO
Bruce Forman (guitar) Jeff Carney (bass) Giulio Capiozzo (drum)
23 Aprile 1988
FRANCO D'ANDREA + GLENN FERRIS QUINTET
Franco D'Andrea (piano) Glenn Ferris (trumpet) Tino Tracanna (sax) Attilio Zanchi (bass) Gianni Cazzola (bat)
7 Maggio 1988
STEVE GROSSMAN QUINTET
Steve Grossman (sax) Mauro Zazzarini (sax) Fred Henke (piano) Ron Seguin (bass) Andrew Withe (drum)
14 Maggio 1988
IRIO DE PAULA
21 Maggio 1988
NUCCIO INTRIERI QUARTET
28 Maggio 1988
MIMMO CAFIERO QUARTET
Mimmo Cafiero (drum) Aldo Vigorito (bass) Riccardo Luppi (sax) Andrea Beneventano (piano)
14 Ottobre 1988
RITA MARCOTULLI QUINTET
Rita Marcotulli (piano) Carla Marcotulli (voice) Flavio Boltro (trumpet) Lars Danielson (bass) Luigi Bonafede (bat)
22 Ottobre 1988
ANDREA VENTRIGLIA QUARTET
5 Novembre 1988
LEW TABACKIN QUARTET
Lew Tabackin (sax) Riccardo Fassi (pianoo) Aldo Vigorito (bass) Massimo D'Agostino (drum)
12 Novembre 1988
GEORGE MASSO QUARTET
George Masso (trumpet) Andrea Pozza (piano) Luciano Milanesi (bass) Giulio Capiozzo (drrum)
19 Novembre 1988
DAVE VALENTIN QUARTET
Dave Valentin (flaute) Bill O'Connel (piano) Lincoln Goines (bass) Robert Ameen (drum)
26 Novembre 1988
MIKE MELILLO TRIO
Mike Melillo (piano) Massimo Moriconi (bass) Giampaolo Ascolese (drum)
3 Dicembre 1988
ANDREA VENTRIGLIA QUARTET
10 Dicembre 1988
TOMMY CAMPBELL QUARTET
Tommy Campbell (drum) Marco Marzola (bass) Michael Rosen (sax) Ivano Borgazzi (piano)
11-29 Dicembre 1988
RASSEGNA TRA IL GARIGLIANO E IL MISSISSIPPI
11 Dicembre 1988
SONORA ART QUARTET
Pietro Condorelli (guitar) Marco Sannini (trumpet) Ares Tavolazzi (bass) Salvatore Tranchini (drum)
17 Dicembre 1988
TIZIANA GHIGLIONI QUARTET
Tiziana Ghiglioni (voice) Stefano Battaglia (piano) Attilio Zanchi (bass) Tiziano Tononi (drum)
20 Dicembre 1988
LUCHISTU LUCHIDDU E I SUOI ABRACALABRIA
Daniele Sepe (sax) Piero De Asmundis (piano) Giancarlo Perna (guitar) Dario Franco (bass) Pietro Iodice (drum)
23 Dicembre 1988
CLIMAX JAZZ QUARTET
Lello Panico (guitar) Gianni D'Argenzio (sax) Tony Ronga (bass) Nicola De Luca (drum)
26 Dicembre 1988
CAMPANIA JAZZ QUARTET
Guglielmo Guglielmi (piano) Gianni D'Argenzio (sax) Vittorio Pepe (bass) Gino Izzo (drum)
29 Dicembre 1988
ANTONIO ONORATO BAND
Antonio Onorato (guitar) Dino Massa (keyboard) Sergio Fusaro (bass) Mario De Paola (drum) Maurizio Capone (perc)
Piazza Marconi: la casa dei giganti del jazz
Nel 1988 il jazz club alza ulteriormente l'asticella, trasformando la programmazione in un flusso ininterrotto di pura epopea musicale. Il cartellone tocca la cifra record di 25 concerti ufficiali, a cui si stringe, nel cuore dell'inverno, la rassegna dicembrina “Tra il Garigliano e il Mississippi”. Fortemente voluta e con il patrocinio del Comune di Aversa, questa rassegna nasce con un intento tanto ambizioso quanto poetico: gettare un ponte immaginario tra le sponde del fiume campano e quelle della Louisiana, creando una sorta di canale parallelo per promuovere i talenti più autentici della nostra terra, affiancandoli ai giganti della scena mondiale.
In questo clima di totale fermento, la distanza geografica tra la provincia campana e le capitali del jazz mondiale sembra quasi azzerarsi. Alcuni dei più grandi artisti internazionali iniziano a frequentare Aversa non come una semplice e fugace tappa delle loro tournée, ma come una seconda casa, un rifugio dell'anima. Musicisti immortali del calibro di Lew Tabackin, Steve Grossman, Mike Melillo e Tony Campbell diventano presenze familiari, lasciando tra le mura di Piazza Marconi un’eredità fatta di note preziose e di frammenti di vita vissuta.
Nascono così storie sospese nel tempo, che sembrano uscite direttamente dalle pagine di un romanzo d'altri tempi: Dave Valentin: Il flautista portoricano, esponente di punta della fusion mondiale, era un concentrato di energia viscerale e gioia di vivere.
Si racconta che, durante il tragitto dall'aeroporto di Capodichino verso Aversa, l'auto fu costretta a deviare per un allargamento sulla circumvallazione, nel tratto grigio e caotico tra Melito e Giugliano. Eppure, davanti a quello scorcio di periferia ferita, Valentin impose bruscamente di fermare la vettura. Scese, rimase a fissare l'orizzonte per qualche minuto in un silenzio quasi religioso e, visibilmente commosso, dichiarò che quel "panorama" gli ricordava in modo incredibile la terra in cui era nato, a Porto Rico. In quel preciso istante, la periferia napoletana aveva riflesso per magia la luce e la nostalgia dei Caraibi.
Tra febbraio e marzo, il palco trema sotto i passi di colossi del calibro di Jimmy Owens e del leggendario maestro del sax soprano, Steve Lacy. L'arrivo di Lacy porta con sé quel misto di sacralità liturgica e gelosia viscerale tipica dei grandi geni: quando i soci si offrirono di aiutarlo con i bagagli accennando a prendere la custodia del sax, lui si oppose con fermezza assoluta e uno sguardo severo. Lo strumento era un'estensione del suo stesso corpo, un segreto intimo che nessuna mano estranea avrebbe mai dovuto sfiorare. Ma quella severità così rigorosa era solo la corazza di un animo sensibilissimo, destinato a sciogliersi nella poesia della notte aversana.
Finita l'esibizione, l'atmosfera si trasformò in una festa spontanea e un po' folle: a notte fonda, nel silenzio della piazza deserta, il suo contrabbassista Jean Jacques Avenel si arrampicò con teatrale allegria su un tronco d'albero e, insieme al socio Luciano Gentile, si mise a cantare alla luna, sigillando una notte di pura e indimenticabile libertà creativa.
Quella stessa stagione vede il passaggio di una leggenda del pianoforte di Philadelphia, Ray Bryant, giunto per un intimo e attesissimo recital in piano solo. Bryant era un uomo d'altri tempi, un concentrato di gran classe, talento e straordinaria signorilità. In quel periodo, i soci — provati dai sacrifici economici sostenuti per l'apertura e la ristrutturazione della nuova sede — non erano ancora riusciti a sostituire il vecchio pianoforte del locale.
Si trattava di uno strumento "stanco", un tre quarti di coda che non riusciva a mantenere l'accordatura per più di dieci minuti, ribattezzato ironicamente dai soci “il chiodo” o, con quel tipico e rassegnato fatalismo napoletano, “’o muorto miezzo ’a casa”.
Quella sera, a causa di un imprevisto dell'ultimo minuto, l'affitto di un pianoforte migliore saltò. Bryant salì sul palco, sfiorò i tasti e sentenziò con un sorriso amaro: “This piano is finito!!”.
Chiunque altro si sarebbe rifiutato di suonare, ma non lui. Con una nobiltà d'animo encomiabile, si fece consegnare la chiave d'ottone dall'accordatore del club e, per tutta la sera, tra un brano e l'altro, si alzava con pazienza infinita, risistemava da solo l'intonazione delle corde interne e tornava a sedersi, regalando al pubblico un concerto magistrale.
Un aneddoto meraviglioso che, qualche anno più tardi, farà ridere a crepapelle il grande chitarrista Kevin Eubanks, il quale rivelerà ai soci un tenero segreto di famiglia: «Conosco bene la pazienza infinita di quell'uomo... Ray Bryant era mio zio, il fratello di mia madre Vera!».
I concerti degli anni ’80 non sono stati semplici eventi da inserire in un archivio, ma il preludio fecondo alle intense stagioni del decennio successivo. Il Lennie Tristano, ormai, si era trasformato in una solida e monumentale realtà musicale: il passaggio obbligato e protetto per qualsiasi artista internazionale che decidesse di spingere la propria tournée nel Sud Italia e, al tempo stesso, il cielo stellato sotto il quale molti giovani musicisti della Campania hanno trovato il coraggio e lo spazio per imparare a volare.
